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Botta & Risposta con Diego Granese, Architetto e designer

I suoi interventi di riqualificazione urbana e di restauro conservativo, di progettazione direzionale, di ristrutturazione di edifici privati come quelli di ricettività turistica e di design, lasciano il segno di una pulizia formale con massima raffinatezza in fase realizzativa. 

I premi ed i riconoscimenti ricevuti a livello Internazionale lo pongono al centro di un ambito creativo, eclettico ed innovativo.

Il nostro piacere ospitare l’architetto Diego Granese in questa rubrica per raccogliere una visione della contemporaneità. 

Il futuro non ci viene regalato ma lo dobbiamo conquistare giorno dopo giorno. Come sogna il futuro per le nuove generazioni?

Il futuro è sempre qualcosa di incerto e guai se non fosse così.

Il periodo storico che stiamo vivendo è già molto difficile e ci sono purtroppo grandi incertezze per il futuro di tutti.

I giovani si trovano nel bel mezzo di questa rivoluzione epocale del Mercato del Lavoro con l’enorme ascesa dell’era digitale e della crisi economica che oramai attanaglia molti Paesi del Mondo. I giovani come sempre subiscono un grande stordimento tra quanto raccontato dagli adulti e da quello che loro vivono ogni giorno e che sognano per il loro futuro. Come ogni periodo storico il passato ed il futuro sono in contrapposizione, gli adulti hanno una “vision” sempre legata al passato ed alle loro esperienze vissute mentre i giovani hanno sempre una “vision” rivoluzionaria e di grande avanguardia. L’era digitale ha cambiato il Mondo Moderno ed i giovani di oggi ne sono il frutto e la cerniera principale di tale cambiamento, allo stesso modo saranno le fondamenta di un nuovo futuro che sicuramente dovrà tener ben conto degli errori e delle positive esperienze del passato e gettare le basi per qualcosa di nuovo che secondo me ad oggi ci è ancora sconosciuto.

La tecnologia ha cambiato il nostro futuro. Come cambiano spazi espositivi e cultura dell’abitare in questa epoca di tecnologia avanzata?

La tecnologia avanzata e l’era digitale hanno cambiato completamente il Nostro modo di vivere, di abitare, di comunicare e di promuovere il “fare”. Pur in una tecnologia esasperata e di una ricerca assoluta del “nuovo” e del “tecnologico” fortunatamente vi è un ritorno alle cose semplici, un ritorno ai veri valori della vita, del fare e del vivere. Tutto questo vedo che inizia ad integrarsi armonicamente con l’era digitale e viene fuori un qualcosa che è la sintesi di tale confluenza, la stessa genererà un enorme vantaggio per la collettività e per il progresso.

Il successo del Made in Italy si è fondato sulla nostra capacità creativa molto spesso espressa nel design e nel gusto del bello, abbinata anche a una posizione vantaggiosa sui cambi monetari. Oggi la via dello sviluppo passa attraverso il “low cost” e l’”high value”. Secondo lei il nostro Paese sarà ancora capace di valorizzare il made in Italy ?

Noi siamo l’Italia, Noi siamo gli Italiani che nella storia sono stati sempre l’eccellenza del “fare” e della creatività. Il Nostro Paese pur vivendo un periodo storico molto ma molto difficile è già partito con una nuova Rivoluzione del vivere e del fare che coniuga la qualità della vita all’originalità del “fare”.

In Italia ci sono grandi scuole di design?

In Italia ci sono oramai tante Scuole di Design anzi per me fin troppe ed inutili. La Professione del Designer oramai da anni è inflazionata. La maggior parte delle scuole di design illudono i ragazzi per un futuro che ha poco spazio per un tale numero internazionale di nuovi designers, soprattutto poiché la qualità è bassa e poco specializzata.

Secondo me in questo modo si generano esclusivamente nuovi illusi e disoccupati che non conoscendo alcun vero mestiere si masturbano professionalmente con Renderings sì belli ma il più delle volte irrealizzabili costruttivamente, con costi esagerati di produzione e che non potranno mai essere recepiti da un Mercato Internazionale sempre più spietato e speculativo.

La mia proposta? Proporrei più che altre scuole di design dei laboratori delle Eccellenze delle Arti e dei Mestieri, ove l’era digitale dovrà integrarsi sinergicamente con l’alto Artigianato, con la Tecnologia e con le Nostre Eccellenze del “fare” e del “fare bene” .

All’ultimo salone del Mobile di Milano abbiamo notato un rilancio del settore con una passaggio fondamentale nell’area del design verso il Materico lasciando alle spalle un minimalismo che si è esaurito. Cosa ne pensa?

Il minimalismo come tutte le mode si è ridotto ad un mero ricordo, ora vi sono però altre mode come quelle del super decorativo e del vintage, ma anche queste avranno una fine. Proprio per questo motivo ritengo che non bisogna mai rincorrere questa o quella moda ma invece seguire un percorso progettuale personale che abbia un approccio al fare attraverso il giusto, il semplice ed il bello.

Dal suo osservatorio come vede il futuro del design?

Secondo me parlare ancora di Design è obsoleto. Infatti penso che  l’era del Design sia stato un periodo storico di grande rilievo che dai primi anni 50’ ha dato vita ad un filone economico culturale e creativo che ha generato grande ricchezza e visibilità al Nostro Paese. Ora bisogna voltare pagina, la miniera oramai si è esaurita e quindi bisogna avere una “vision” diversa e più consona all’attuale periodo storico ed al futuro.

Oramai con la parola design si intende quasi tutto ciò che è disegnato o messo in produzione, bello e brutto, utile ed inutile, giusto o sbagliato, questa è stata la vera fine del Design e dell’Eccellenza.

Un futuro ci sarà sicuramente e mi ripeto sarà quello del “fare” e del “fare bene”, dell’utile senza spreco di risorse e di economie. Bisognerà generare nuove sinergie nei nuovi ambiti del fare, generare le nuove Eccellenze.

Il futuro sarà l’essenzialità legata alla funzionalità, la semplicità con l’utilità, il fare bene e giusto, ove l’uomo ed il suo vivere nel rispetto della natura e delle risorse dovrà essere il centro del Mondo e della cultura.

Parliamo di riqualificazione dei Centri storici delle province: in tutti i paesi sviluppati, i centri urbani stanno vivendo un momento di profonda crisi di identità; stanno risentendo delle forze centrifughe che, dettate da nuove regole del mercato, spostano e trasformano le loro funzioni primarie. Da luoghi di socializzazione e di scambio, i centri storici si stanno evolvendo in nuovi soggetti geografici dai quali emigrano sempre più spesso, o perlomeno cambiano, gli elementi che stavano alla base del loro esistere. Il centro storico non è più quindi un elemento certo delle nostre città, non è più quel punto di riferimento che conferisce un’identità specifica ad un territorio urbano. Qual è il suo pensiero in merito a questo argomento?

Purtroppo da Architetto devo dire che tanti sono stati gli errori dell’Urbanistica nella trasformazione delle città e dei territori. Il Dio danaro con i suoi facili guadagni ha creato danni irreparabili ed ha offuscato le menti con facili speculazioni  e con danni enormi alla collettività. Purtroppo tali danni si stanno ancora perpetrando con scellerate operazioni commerciali che perdono di vista le vere necessità dell’uomo, della collettività, della cultura, della memoria e dei territori. Danni ciclopici che purtroppo oramai da tempo verificano tali supposizioni. C’è bisogno di una vera e propria Rivoluzione Culturale che faccia tornare l’uomo ed il suo sereno futuro al centro del “Fare Architettura” e non piuttosto gli interessi economici dei pochi che sostenuti da una classe politica scellerata crea solo danni e sterilità dei veri ed importanti “luoghi”.

A quali progetti si sta dedicando in questo momento ?

Diversi sono i progetti ai quali ultimamente mi stò dedicando unitamente al mio variegato staff.

L’eclettismo che mi caratterizza mi ha sempre favorito molto professionalmente in quanto mi sono sempre discostato dalla staticità della semplice offerta Professionale di Architetto o di designer, entrando così in ambiti diversi e sempre più specialistici a livello progettuale, culturale ed imprenditoriale.

Attualmente collaboro molto con Aziende in qualità di consulente creativo a 360° ciò per generare nuove economie, per aggredire nuovi mercati, per generare cultura e per dare una qualità al “fare” ed al prodotto.

Allo stesso modo consulenze di Architettura, di Interiors, di Design e di Exhibit sono il pane quotidiano ma tutte e dico tutte hanno alla base un “modus operandi” che tiene ben al centro l’uomo, la Natura, il Territorio ed un futuro pieno di grande bellezza e serenità.

Siamo partiti dal futuro, ma cosa rimpiange del passato?

No perfavore rimpiangere No……

Secondo me il passato non bisogna rimpiangerlo mai ma piuttosto bisogna analizzarlo e farne frutto sempre.

Il fatto di aver avuto un passato già è un qualcosa di positivo infatti dimostra che siamo esistiti e che abbiamo vissuto.

Il passato può essere più o meno pieno di cose positive o negative, di esperienze, di sconfitte e di vittorie, di amori e di delusioni, ma questo è giusto ed è normale.

Il Nostro compito è quello di tenere sempre a memoria il Nostro passato e tutto quello che ci ha donato o preso.

Le esperienze passate servono a non farci fare gli stessi errori ma a rafforzarci sulle cose fatte e fatte in modo giusto, come anche sui risultati raggiunti, per me tutto questo è alla base per gettare le fondamenta di un futuro sempre più ricco di tanta bellezza e di grande serenità.

Ringraziamo l’architetto Diego Granese per averci regalato la sua visione della contemporaneità, rispondendo alle diverse domande della nostra rubrica Botta&Risposta